"Non capisco chi guarda il Grande Fratello"
Bene, ve lo spiego io che non l'ho mai visto prima di quest'anno.
Benvenutə su “Scrollo, ergo dubito” una newsletter indipendente che prova a decostruire il potere quando si traveste da normalità, quando entra nel linguaggio, nei media, nella politica e nell’intrattenimento e quando si fa passare per semplice buonsenso.
Qui troverai analisi, articoli sui loro meccanismi, interessi e cornici narrative e come mai certe cose finiscono per diventare accettabili, inevitabili, perfino desiderabili.
È un progetto portato avanti da una persona sola, senza sponsor, redazioni o finanziatori nascosti.
Da qualche tempo mi sono appassionata ai reality show. Sì, io: cresciuta in una famiglia col busto di Marx in salotto, che a malapena mi facevano vedere i cartoni su Rai 3, che un po' si sente stocazzo perché ha letto due o tre libri in più della media.
Infatti qui sotto vi lascio il mio post su “Love is blind” Italia.
Partiamo dai pregiudizi: io sono la prima che fino a poco tempo fa catalogava tutti i talent show e i reality della televisione pubblica come trash, e con spocchia e boria diceva "Ma perché le persone lo guardano?", e partiva con la manfrina del buon libro la sera o al massimo guardarsi La7 durante la cena. Quelle robe da stronzi giudicanti, insomma. Poi mi sono chiesta se mi stessi perdendo qualcosa, un rituale collettivo, e ho cominciato a guardarli. Timidamente, partendo da quelli sulle piattaforme di streaming, con la dovuta distanza del "eh ma non sono di Mediaset, è Netflix".
Il Grande Fratello Vip 2026 ha chiuso con una media stagionale intorno al 16% di share e poco meno di due milioni di spettatori a puntata, con un picco di 2,4 milioni alla finale. Numeri che, letti con le categorie del decennio scorso, sembrerebbero un mezzo disastro, ma le categorie del decennio scorso non servono più a niente.
Due milioni di persone che si sintonizzano sulla stessa rete alla stessa ora per guardare la stessa cosa, nel 2026, è un evento soprattutto se si considera che quei due milioni sono solo la parte visibile: quella che Auditel riesce a contare perché si siede davanti alla televisione nel momento in cui il programma va in onda.
Il numero è anche al ribasso perché chi recupera la puntata il giorno dopo su Mediaset Infinity, chi non guarda una sola puntata intera ma segue il programma esclusivamente attraverso le clip su TikTok, i riassunti su Instagram, i commenti su X, gli articoli sui giornali, le reaction su YouTube, chi si informa sulle dinamiche della casa senza mai accendere Canale 5 eppure sa perfettamente chi è stato eliminato, chi ha litigato con chi, chi ha pianto in confessionale. Il dato Auditel misura un comportamento (accendere la televisione) che per una parte crescente del pubblico non è più il modo principale di consumare quel contenuto, tutt’altro.
Il Grande Fratello è un ecosistema narrativo che ha anche una messa in onda televisiva. La diretta del martedì o del venerdì sera è il momento in cui la trama si aggiorna ufficialmente, ma la fruizione reale è continua, frammentata, distribuita su piattaforme che non compaiono in nessuna rilevazione Auditel. Due milioni certificati, quindi, ma quanti sono davvero quelli che partecipano al rito? Assolutamente no. Grande Fratello, specialmente questo condotto da Ilary Blasi con opinioniste Selvaggia Lucarelli e Cesara Buonamici è un fenomeno di massa come da molto tempo non accadeva.
Quei due milioni di spettatori certificati dall'Auditel, poi, vanno messi accanto a un altro numero che Ilary Blasi ha snocciolato durante la finale: 195 milioni di visualizzazioni a settimana sui social, quasi due miliardi in totale nelle nove settimane di messa in onda, 25 milioni di interazioni ogni sette giorni. Due miliardi. Su TikTok i post con l'hashtag #grandefratello sono quasi sette milioni, e non sono clip ufficiali caricate dalla produzione: sono reazioni, commenti, montaggi, parodie, riassunti fatti dagli utenti. È un apparato narrativo parallelo che si alimenta da solo ancora prima che andasse in onda la prima puntata, l'anteprima trasmessa su Mediaset Infinity aveva già raccolto un milione di utenti e 2,6 milioni di visualizzazioni. Il programma esisteva già prima di esistere in televisione. Quindi il Grande Fratello 2026 lo hanno guardato davvero tutti.
Per quei pochi che con religioso stoicismo non l'hanno mai guardato e sono riusciti a schivare ogni infiltrazione nella loro bolla (clip su TikTok, meme su Instagram, thread su X, colleghi in pausa pranzo), oltre a dire loro che si sono persi un grande show e una dimostrazione concreta di come si fa intrattenimento cross-mediale nel 2026, ci sono io a spiegare perché le persone lo guardano.
Innanzitutto serve un buon cast e su questo bisogna complimentarsi con gli autori, perché il loro lavoro non è solamente scegliere personaggi famosi ma anzi è assemblare un sistema di archetipi narrativi che, messi insieme in uno spazio chiuso, producano dinamiche. Devono fare in modo che nella casa accadano cose e le cose accadono solo se le persone scelte rappresentano funzioni precise dentro una struttura drammaturgica.
L’edizione 2026 in questo è stata particolarmente efficace con Alessandra Mussolini, (la vincitrice) ha funzionato perché è un personaggio che non ha bisogno di essere scritto: è vulcanica, contraddittoria, capace di passare dalla lite furiosa al bicchiere di latte come tecnica di de-escalation e soprattutto è una che gioca, non prende niente sul serio per davvero e ha un controllo emotivo impressionante perché riesce a passare dalla litigata al ballo senza problemi. Antonella Elia (seconda classificata) le ha tenuto testa per tutta l’edizione occupando la funzione opposta con la tensione controllata che esplode nei momenti sbagliati (la noce di cocco frantumata a terra per sfogare la rabbia è diventata una delle immagini simbolo della stagione), anche perché Antonella è una persona che suscita una forte empatia nel pubblico, si auto-commisera, non sa per nulla dosare gli insulti e poi se la prende per ogni cosa, insomma è chiaro che se questo programma deve intrattenere cosa c’è di meglio delle litigate?
Poi c’era Adriana Volpe, il personaggio che genera antipatia anche quando non fa niente per generarla (glielo ha detto Selvaggia Lucarelli in diretta e la sua reazione, chiudersi in bagno con una crisi d’ansia) prima nemica e poi amica di Antonella Elia in continua opposizione ad Alessandra Mussolini qualsiasi cosa lei dicesse o facesse, la “maestrina” di questa edizione perché aveva sempre da puntualizzare.
Raimondo Todaro come elemento di equilibrio, Lucia Ilardo come promessa narrativa non del tutto mantenuta, Raul Dumitras e Renato Biancardi come combustibile per le dinamiche sentimentali che il format richiede strutturalmente, poi Ibiza Altea e Francesca Manzini, che hanno prodotto momenti di puro nonsense televisivo (il “tecnicismo centrale” della danza del ventre è un qualcosa di inspiegabile).
Ognuno di questi concorrenti occupava una casella precisa e le caselle erano disposte in modo che i conflitti si generassero quasi da soli. Questo è il lavoro invisibile degli autori di un reality che non è quello di scrivere le battute, ma costruire le condizioni perché le battute, i litigi, le alleanze e i tradimenti emergano dalla convivenza forzata tra persone scelte apposta per essere incompatibili nei modi giusti.
Prima di quest’anno non avevo mai visto il Grande Fratello e mi mancavano dei pezzi fondamentali su come funziona la macchina perché il punto non è guardare gente che litiga per 24 ore al giorno - per quello basta una riunione condominiale.
Il programma è una struttura più sofisticata di quanto il pregiudizio permetta di vedere perché le giornate nella casa sono intervallate da sfide interne (ballo, canto, performance varie etc…) che servono a rompere la routine e a mostrare i concorrenti fuori dal registro del conflitto. Le opinioniste in studio prendono le dinamiche della casa e ne offrono una seconda lettura, una sorta di griglia interpretativa che impedisce al caos relazionale di implodere su se stesso e diventare incomprensibile per chi guarda. È un dispositivo narrativo a più livelli perché quando le due opinioniste opinionano effettivamente hanno il potere di ribaltare tutte le dinamiche perché offrono ai concorrenti lo spaccato di realtà che perdono stando tutto il tempo isolati.
Ma la domanda resta: perché funziona?
Secondo me la risposta sta in una parola che nessuno associa volentieri a se stesso: solitudine. Viviamo in una società che non è mai stata così connessa e così sola allo stesso tempo, compressa tra bot, algoritmi, timeline infinite e interazioni che simulano la vicinanza senza produrla ed il Grande Fratello, in questo contesto, funziona perché offre qualcosa di opposto. Uno spaccato umano controllato, prevedibile nella forma ma imprevedibile nel contenuto e a furia di vedere queste persone anche nei loro momenti di intimità, nelle crisi, nelle mattine in cui si svegliano con la faccia gonfia e non hanno voglia di parlare con nessuno, finiamo per affezionarci. Ci chiediamo come stanno, tifiamo per le loro disavventure, prendiamo parte alle discussioni come se fossero le nostre ed in un certo senso lo diventano, perché le dinamiche della casa replicano in scala ridotta quelle che conosciamo (le alleanze, i tradimenti, le incomprensioni, la fatica di convivere con persone che non abbiamo scelto) quindi il Grande Fratello tiene compagnia perché è un prodotto televisivo di intrattenimento che ha come materia prima la presenza umana e la presenza umana, nel 2026 è diventata un bene scarso, di lusso.
Quindi ci accontentiamo della sua imitazione - nonostante sia ben fatta, nonostante mi abbia intrattenuto e fatto sentire meno sola durante tutto questo periodo e senza vergogna dico che mi mancherà molto il Grande Fratello 2026.
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Io sono sempre stata una grande appassionata di Mediaset e di ciò che ha provato a raccontare.
Mediaset nasce come televisione religiosamente milanese e finisce per essere la televisione degli italiani, prima di una certa categoria di italiani e ora di quanti più italiani possibili.
Non riesco a guardare i reality perché non ho il tempo, ma Temptation Island, Uomini e Donne e C'è posta per te sono annualmente il mio posto sicuro e, sfortunatamente o fortunatamente, non ho quasi nessuno con cui parlarne.
Il mio più grande accanimento sono le serie tv turche che Mediaset acquista e che mette in mostra sui suoi schermi: decine di serie TV turche che hanno dinamiche simili, personaggi standard, trame fatte con lo stampino eppure estremamente accattivanti per me. Io ho un religioso bisogno di tutta questa munnezza perché la munnezza funziona, perché ha dei meccanismi fantastici e perché, vaffanculo Corona, Selvaggia Lucarelli il suo lavoro non lo fa bene, lo fa benissimo. Ma soprattutto sarei curiosa, semmai un giorno tu avessi bisogno di uno spunto, di un commento sulle serie tv turche. Non ho bisogno che tu ne guardi una intera, non ti costringerei mai ad una violenza simile, ma il tuo modo di raccontare il trash è così bello che se potessi avere una tua opinione sul meccanismo di Forbidden Fruit o di Love Is in the air io mi sentirei a posto con la coscienza
Una curiosità: hai visto il film Tutta la vita davanti? Questo pezzo me lo ricorda parecchio. In senso buono eh :)