Non ho mai comprato nulla per cui non avessi "risparmiato" o comunque per cui non avessi i soldi a disposizione. Di recente però io e mia moglie abbiamo preso l'ultimo iPhone con finanziamento perché, vista la nascita del nostro primo figlio nonché primo nipote di due famiglie lontane, abbiamo deciso di investire nella comunicazione a distanza di qualità, quindi con foto video e videochiamate top di gamma. Quando siamo andate lì, la cosa che mi ha impressionata è la normalità con cui si parlava di accendere un finanziamento di 2000 euro, e a parte una commessa che giustamente ci ha spiegato che sopra una certa soglia di spesa non era garantita il finanziamento, le altre quasi ci dicevano di finanziare tutto l'importo (compreso quindi di cover e accessori vari), alla fine avendo grazie a dio la disponibilità, quella parte l'ho pagata sul momento. Ad ogni modo parlavano di altre persone che accendevano finanziamenti che non venivano poi approvati, e so di persone che si sono letteralmente indebitate per centinaia di migliaia di euro (oltre al mutuo sulla casa, cosa per me allucinante) per colpa dei finanziamenti e del fatto che ormai tra non esserci una cultura finanziaria basilare, siamo invasi costantemente e martellati da bisogni non necessari che ci spingono a vivere al di sopra delle nostre aspettative. Mi collego all'incipit alla fine solo per dire che i miei nonni si erano comprati alla mia età una casa di 200 mq, io sono riuscita a comprarne una di 90 scarsi indebitandomi ler trent'anni e in parte grazie anche alla loro ricchezza accumulata, e dall'alto del mio privilegio posso dire con una certa vergogna che quando torno a Palermo nella casa dei miei genitori con il salotto grande e il pianoforte, torno a respirare. Non abbiamo più diritto a niente, nemmeno a degli spazi privati e creativi: ho abitato un monolocale dove il tavolo era per studiare, mangiare, creare qualsiasi cosa ed era piantato contro un muro, letteralmente io mangiavo con la faccia contro il muro e pagavo (o almeno, i miei pagavano) 450 euro al mese utenze escluse per una casa buia, umida, con il letto armadio e il tavolo al muro. Sicuramente prima non si stava meglio, ma almeno non avevano il coraggio di farti credere di stare realizzando i tuoi sogni quando in realtà stai semplicemente vivendo come un cane in attesa di entrare in un enorme tritacarne che estrarrà ogni tipo di energia da te per lasciarti vuoto e stanco, troppo stanco per ribellarti a tutto questo schifo
Casa a parte il resto può deciderlo il consumatore che e’ ancora inconsapevole del suo potere. Per esempio la sua astensione fa calare i prezzi e la produzione di merci futili.
Ma infatti il trucco è rendere tutti inconsapevoli, cercando di rendere le cose "easy", facili e normalizzate. Ormai non si parla più di debito, si parla di "pagare in tre rate", spesso non menzionando che per farlo devi pagare interessi, generalmente composti e a livelli da strozzinaggio a volte.
1) da circa 15 anni il sistema rateale o l’abbonamento (vedi palestre o penali altissime per telefonino a rate)e’ diventato il metodo dell imprenditore(cioè a rovescio) di dotarsi del “posto fisso” cioè un’ entrata garantita giuridicamente per contratto e per tempi fissi. Voglio dire che l’impresa si è liberata del concetto di “rischio” implicito e costitutivo dell l’impresa e per cui si giustificava il ricarico esagerato sui prezzi finali;
2) e’ ideologico dire che Shein inquini l’ambiente perché ho indosso marchi medi italiani con l’etichetta Made in China in puro poliestere. Questa economia è globalizzata e non è imputabile a popolino governi, appartiene alla finanza che non ha mai avuto cittadinanze esclusive
Guarda che non hai scoperto niente, così tanto per dirlo senza filtri.
Il punto 1 è letteralmente quello che ho scritto io, solo con più parole e meno lucidità.
Il punto 2 è ancora meglio: dire che Shein non inquina perché anche il Made in Italy produce in Cina è un’argomentazione che si smonta da sola, è tipo dire che se tutti fanno schifo allora nessuno fa schifo. Niente di ciò che hai scritto aggiunge qualcosa, stacce hai solo ribadito l’ovvio con l’aria di chi crede di aver visto la matrice.
Mia madre non c'è più da 15 mesi, mio padre da tanti anni ormai. Hanno pagato tutta la vita a rate, perché non è mai stato possibile fare altro, con 5 figli e una casa in affitto. Eh, sì: nonostante si voglia - chissà perché, poi - far credere il contrario, almeno in città (ma non parlo di Roma o Milano, figurarsi!) non è MAI stato possibile comprare casa per due stipendiati, a meno di non acquistare a 30 km di lontananza dal centro abitato in una cooperativa ove accendere mutui non garantiti. Oggi, forse anche perché grazie ai social la comunicazione tra "sconosciuti" viaggia più velocemente, si parla di certe cose e si cera di fare rete, alla buona o meno. Ma, a meno di non essere medici o giù di lì (in Italia nonostante molti si dichiarino tali, l'imprenditore è una fantasmatica figura che proviene da capitali familiari) , anche negli anni '70 e negli '80 era impossibile comprare casa e, soprattutto, acquistare beni durevoli senza fare rate.
Quello che racconti è importante perché rompe una narrativa che circola adesso, quella per cui "una volta sì che si poteva" e oggi no. La verità, come dici tu, è molto più scomoda perché parla di tantissime famiglie hanno vissuto tutta la vita a rate anche negli anni Settanta e Ottanta e non per capriccio, ma perché con due stipendi normali non esisteva la possibilità materiale di comprare casa in città. Il consumo di beni durevoli passava già allora dal credito, dai libretti, dalle finanziarie, dai pagamenti dilazionati. La differenza è che oggi lo stesso meccanismo viene presentato come normalità glamour, come se fosse una forma di libertà, mentre un tempo era riconosciuto per quello che era: una necessità. Nessuno si vantava di fare le rate per la lavatrice, le si faceva e basta mentre oggi invece te la vendono come "accessibilità", come se fosse una conquista sociale, invece in realtà è sempre la stessa dinamica del reddito reale che non basta, quindi si compensa con debito. Quindi, che ora se ne parli di più non è perché il problema è nuovo, ma perché la precarietà è diventata strutturale e si combina con una comunicazione che ti persuade a vivere come se fossi classe media anche quando non lo sei. I social, almeno, hanno il merito di permettere a persone come te di raccontare come stavano davvero le cose, senza quella patina romantica che spesso viene messa sul passato. Ciò che volevo dire nel mio pezzo è proprio questo: il debito è sempre esistito, ma oggi viene mascherato da promessa, da lifestyle, da storytelling aziendale ed il problema non è che le rate esistono. È che il sistema economico pretende ancora che facciamo finta di potercela permettere.
Assolutamemte d'accordo, una non soluzione per un problema che si fa finta di non vedere con chiarezza.
Al posto di capire che il consumatore non può più consumare, perche ha perso potere d'acquisto anche a causa di certe manipolazioni (creazione di desideri ad hoc, pubblicità ingannevole, vendita di un modello di vita insostenibile per la massa, oltre all' effettiva erosione del valore del denaro perchè fatto coincidere con la scommessa di una crescita infinita, che non può durare in eterno, in un pianeta finito); al posto di capire tutto questo e fare un passo indietro, al posto di evitare l'iceberg in tempo, ora proviamo a sfruttare tutto lo sfruttabile, fino all'ultima goccia, usando tutto gli espedienti psicologici che la scienza ha ingenuamente diffuso.
Così ci ritroviamo con dei debiti per sentrici alla pari dei nostri simili (meccanismo evolutivo difficile da evitare), o per pagare cose essenziali come un mezzo di trasporto, che fra qualche anno arriverà a valere come una casa di proprietà.
Bisognerebbe decrescere, creare una vera economia circolare, rinunciare, dividere i beni, dividere equamente le risorse, ma tutto ciò è diametralmente opposto all'economia di mercato.
Quando viene proposto di cambiare modello economico-politico, si viene screditati, come se si fosse propositori di utopie.
'Si è sempre fatto così'. 'E il migliore dei mondi possibili'.
Ah sì ?
Non è facile uscire da questa matassa. Siamo complici, siamo vittime e carnefici, aderiamo ad un sistema che ha reso quasi impossibile non adervi.
Vuoi proteggere te e la tua famiglia e accetti di investire in un piano d'accumulo che contribuisce indirettamente a creare la povertà per la quale senti l'esigenza di aprirlo.
Chi è così forte da non mettere sè e la propria famiglia prima della comunità?
Invece, ahimè, per sopravvivere come specie...dovremmo fare l'esatto contrario.
Il problema che descrivi esiste, ma non serve rifugiarsi nell’ennesimo mantra della "decrescita" come se bastasse cambiare cornice teorica per scardinare un modello costruito apposta per impedirti di respirare. La questione è molto più concreta: il consumatore non consuma più perché i salari sono fermi da vent’anni, il costo della vita è salito a livelli ridicoli, e l’intero comparto pubblicitario continua a produrre desideri calibrati su un potere d’acquisto che non esiste più. In questo vuoto, invece di riconoscere la crisi strutturale e rimettere in discussione il modello economico, il mercato inserisce un cerotto come il BNPL, che non risolve assolutamente nulla ma trasforma la frustrazione in un debito gestibile nell’immediato, anestetizzando la percezione della povertà. Quando dici che “si è sempre fatto così” la trovo la scusa perfetta per non guardare in faccia la realtà del fatto che oggi siamo in un punto storico in cui si chiede alle persone di vivere come se fossero classe media mentre vengono retribuite come manodopera a chiamata. È un paradosso che produce ansia sociale, indebitamento cronico e una corsa continua a mantenere la facciata, anche quando la casa dietro quella facciata cade a pezzi. I finanziamenti non servono più a comprare il superfluo, ma a raggiungere la soglia minima della dignità, ed è questo lo scandalo.
Mentre il discorso sulla "complicità" lo trovo vero ma è anche un modo elegante per dire che il sistema ti lascia margini di scelta sempre più ridotti e poi ti accusa di essere tu il problema quando scegli la sopravvivenza invece dell’utopia. Chiedere alle persone di anteporre la comunità alla propria famiglia in un contesto di precarietà permanente è quasi crudele, perché il singolo non può farsi carico di un fallimento economico che è collettivo e programmato. Secondo me il punto non è chiedere agli individui uno sforzo etico impossibile, ma ammettere che il modello attuale è costruito per estrarre valore da chi ne ha sempre meno, mentre gli strumenti di protezione sociale vengono smontati uno dopo l’altro. Non è facile uscirne, questo è ovvio, ma non perché siamo moralmente deboli: perché siamo incastrati in un sistema che ci vuole produttivi, solvibili e stanchi ed un sistema che ti vuole stanco non è mai un sistema che vuole che tu lo metta in discussione.
Si fa per parlare (difficilmente compro a rate. Negli ultimi 3 anni solo un leasing per l'auto): mi verrebbe da trovare l'aspetto positivo, lá dove le banche decidono che tu non puoi acquistare a rate o accedere a un perché non hai uno stipendio fisso (ma magari hai delle consulenze periodiche ma fruttuose o entrate derivanti da rendite varie, che ne so) o, peggio mi sento, perché un'azienda con cui hai un contenzioso ti ha segnalato come cattivo pagatore al CRIF e quella macchia li prima che te la levino...
Ma mi viene anche da pensare ai più giovani, che magari si festeggiano fra mille lavori fra determinato e nero e hanno una disponibilità economica non perfettamente tracciabile e proprio per questo non potranno comprarsi un Mac a 70 euro al mese attraverso una finanziaria (che oltretutto applica interessi da semi strozzinaggio)
Forse l'algoritmo da questo punto di vista è più democratico?
L’idea che l’algoritmo sia "più democratico" perché non ti chiede busta paga è una fantasia consolatoria, il BNPL non valuta il tuo lavoro atipico o le tue entrate irregolari perché vuole includerti, ma perché non ha accesso a quei dati, punto. Non sa nulla di te, quindi ti giudica solo da ciò che fai dentro la sua piattaforma, come un criceto che corre nella ruota. Non guarda reddito, patrimonio, rendite, niente, guarda se sei statisticamente utile e tracciabile. La differenza con la banca non è che qui c’è più giustizia. Qui c’è meno trasparenza, la banca almeno ti dice quali requisiti devi avere, per quanto siano antiquati e classisti mentre l’algoritmo decide in silenzio, non spiega i criteri, non motiva il rifiuto e non è tenuto a farlo. Non è inclusivo, è opaco. Per i più giovani non è una scorciatoia, è solo un altro modo per normalizzare il debito a fronte di salari da fame, se non puoi permetterti il Mac da 70 euro al mese tramite finanziaria, non è che l’algoritmo ti salva. Semplicemente ti fa credere di essere dentro il gioco, finché non ti blocca senza motivo e senza dirti perché.
Non ho mai comprato nulla per cui non avessi "risparmiato" o comunque per cui non avessi i soldi a disposizione. Di recente però io e mia moglie abbiamo preso l'ultimo iPhone con finanziamento perché, vista la nascita del nostro primo figlio nonché primo nipote di due famiglie lontane, abbiamo deciso di investire nella comunicazione a distanza di qualità, quindi con foto video e videochiamate top di gamma. Quando siamo andate lì, la cosa che mi ha impressionata è la normalità con cui si parlava di accendere un finanziamento di 2000 euro, e a parte una commessa che giustamente ci ha spiegato che sopra una certa soglia di spesa non era garantita il finanziamento, le altre quasi ci dicevano di finanziare tutto l'importo (compreso quindi di cover e accessori vari), alla fine avendo grazie a dio la disponibilità, quella parte l'ho pagata sul momento. Ad ogni modo parlavano di altre persone che accendevano finanziamenti che non venivano poi approvati, e so di persone che si sono letteralmente indebitate per centinaia di migliaia di euro (oltre al mutuo sulla casa, cosa per me allucinante) per colpa dei finanziamenti e del fatto che ormai tra non esserci una cultura finanziaria basilare, siamo invasi costantemente e martellati da bisogni non necessari che ci spingono a vivere al di sopra delle nostre aspettative. Mi collego all'incipit alla fine solo per dire che i miei nonni si erano comprati alla mia età una casa di 200 mq, io sono riuscita a comprarne una di 90 scarsi indebitandomi ler trent'anni e in parte grazie anche alla loro ricchezza accumulata, e dall'alto del mio privilegio posso dire con una certa vergogna che quando torno a Palermo nella casa dei miei genitori con il salotto grande e il pianoforte, torno a respirare. Non abbiamo più diritto a niente, nemmeno a degli spazi privati e creativi: ho abitato un monolocale dove il tavolo era per studiare, mangiare, creare qualsiasi cosa ed era piantato contro un muro, letteralmente io mangiavo con la faccia contro il muro e pagavo (o almeno, i miei pagavano) 450 euro al mese utenze escluse per una casa buia, umida, con il letto armadio e il tavolo al muro. Sicuramente prima non si stava meglio, ma almeno non avevano il coraggio di farti credere di stare realizzando i tuoi sogni quando in realtà stai semplicemente vivendo come un cane in attesa di entrare in un enorme tritacarne che estrarrà ogni tipo di energia da te per lasciarti vuoto e stanco, troppo stanco per ribellarti a tutto questo schifo
Casa a parte il resto può deciderlo il consumatore che e’ ancora inconsapevole del suo potere. Per esempio la sua astensione fa calare i prezzi e la produzione di merci futili.
Ma infatti il trucco è rendere tutti inconsapevoli, cercando di rendere le cose "easy", facili e normalizzate. Ormai non si parla più di debito, si parla di "pagare in tre rate", spesso non menzionando che per farlo devi pagare interessi, generalmente composti e a livelli da strozzinaggio a volte.
Tutto ok, mancano due aspetti:
1) da circa 15 anni il sistema rateale o l’abbonamento (vedi palestre o penali altissime per telefonino a rate)e’ diventato il metodo dell imprenditore(cioè a rovescio) di dotarsi del “posto fisso” cioè un’ entrata garantita giuridicamente per contratto e per tempi fissi. Voglio dire che l’impresa si è liberata del concetto di “rischio” implicito e costitutivo dell l’impresa e per cui si giustificava il ricarico esagerato sui prezzi finali;
2) e’ ideologico dire che Shein inquini l’ambiente perché ho indosso marchi medi italiani con l’etichetta Made in China in puro poliestere. Questa economia è globalizzata e non è imputabile a popolino governi, appartiene alla finanza che non ha mai avuto cittadinanze esclusive
Guarda che non hai scoperto niente, così tanto per dirlo senza filtri.
Il punto 1 è letteralmente quello che ho scritto io, solo con più parole e meno lucidità.
Il punto 2 è ancora meglio: dire che Shein non inquina perché anche il Made in Italy produce in Cina è un’argomentazione che si smonta da sola, è tipo dire che se tutti fanno schifo allora nessuno fa schifo. Niente di ciò che hai scritto aggiunge qualcosa, stacce hai solo ribadito l’ovvio con l’aria di chi crede di aver visto la matrice.
Perché t’arrabbi. Sono opinioni
Mia madre non c'è più da 15 mesi, mio padre da tanti anni ormai. Hanno pagato tutta la vita a rate, perché non è mai stato possibile fare altro, con 5 figli e una casa in affitto. Eh, sì: nonostante si voglia - chissà perché, poi - far credere il contrario, almeno in città (ma non parlo di Roma o Milano, figurarsi!) non è MAI stato possibile comprare casa per due stipendiati, a meno di non acquistare a 30 km di lontananza dal centro abitato in una cooperativa ove accendere mutui non garantiti. Oggi, forse anche perché grazie ai social la comunicazione tra "sconosciuti" viaggia più velocemente, si parla di certe cose e si cera di fare rete, alla buona o meno. Ma, a meno di non essere medici o giù di lì (in Italia nonostante molti si dichiarino tali, l'imprenditore è una fantasmatica figura che proviene da capitali familiari) , anche negli anni '70 e negli '80 era impossibile comprare casa e, soprattutto, acquistare beni durevoli senza fare rate.
Quello che racconti è importante perché rompe una narrativa che circola adesso, quella per cui "una volta sì che si poteva" e oggi no. La verità, come dici tu, è molto più scomoda perché parla di tantissime famiglie hanno vissuto tutta la vita a rate anche negli anni Settanta e Ottanta e non per capriccio, ma perché con due stipendi normali non esisteva la possibilità materiale di comprare casa in città. Il consumo di beni durevoli passava già allora dal credito, dai libretti, dalle finanziarie, dai pagamenti dilazionati. La differenza è che oggi lo stesso meccanismo viene presentato come normalità glamour, come se fosse una forma di libertà, mentre un tempo era riconosciuto per quello che era: una necessità. Nessuno si vantava di fare le rate per la lavatrice, le si faceva e basta mentre oggi invece te la vendono come "accessibilità", come se fosse una conquista sociale, invece in realtà è sempre la stessa dinamica del reddito reale che non basta, quindi si compensa con debito. Quindi, che ora se ne parli di più non è perché il problema è nuovo, ma perché la precarietà è diventata strutturale e si combina con una comunicazione che ti persuade a vivere come se fossi classe media anche quando non lo sei. I social, almeno, hanno il merito di permettere a persone come te di raccontare come stavano davvero le cose, senza quella patina romantica che spesso viene messa sul passato. Ciò che volevo dire nel mio pezzo è proprio questo: il debito è sempre esistito, ma oggi viene mascherato da promessa, da lifestyle, da storytelling aziendale ed il problema non è che le rate esistono. È che il sistema economico pretende ancora che facciamo finta di potercela permettere.
Giuste osservazioni. Mai pagato nulla facendo finanziamenti veri o fittizi. se non ho i soldi non compero nulla
Assolutamemte d'accordo, una non soluzione per un problema che si fa finta di non vedere con chiarezza.
Al posto di capire che il consumatore non può più consumare, perche ha perso potere d'acquisto anche a causa di certe manipolazioni (creazione di desideri ad hoc, pubblicità ingannevole, vendita di un modello di vita insostenibile per la massa, oltre all' effettiva erosione del valore del denaro perchè fatto coincidere con la scommessa di una crescita infinita, che non può durare in eterno, in un pianeta finito); al posto di capire tutto questo e fare un passo indietro, al posto di evitare l'iceberg in tempo, ora proviamo a sfruttare tutto lo sfruttabile, fino all'ultima goccia, usando tutto gli espedienti psicologici che la scienza ha ingenuamente diffuso.
Così ci ritroviamo con dei debiti per sentrici alla pari dei nostri simili (meccanismo evolutivo difficile da evitare), o per pagare cose essenziali come un mezzo di trasporto, che fra qualche anno arriverà a valere come una casa di proprietà.
Bisognerebbe decrescere, creare una vera economia circolare, rinunciare, dividere i beni, dividere equamente le risorse, ma tutto ciò è diametralmente opposto all'economia di mercato.
Quando viene proposto di cambiare modello economico-politico, si viene screditati, come se si fosse propositori di utopie.
'Si è sempre fatto così'. 'E il migliore dei mondi possibili'.
Ah sì ?
Non è facile uscire da questa matassa. Siamo complici, siamo vittime e carnefici, aderiamo ad un sistema che ha reso quasi impossibile non adervi.
Vuoi proteggere te e la tua famiglia e accetti di investire in un piano d'accumulo che contribuisce indirettamente a creare la povertà per la quale senti l'esigenza di aprirlo.
Chi è così forte da non mettere sè e la propria famiglia prima della comunità?
Invece, ahimè, per sopravvivere come specie...dovremmo fare l'esatto contrario.
Il problema che descrivi esiste, ma non serve rifugiarsi nell’ennesimo mantra della "decrescita" come se bastasse cambiare cornice teorica per scardinare un modello costruito apposta per impedirti di respirare. La questione è molto più concreta: il consumatore non consuma più perché i salari sono fermi da vent’anni, il costo della vita è salito a livelli ridicoli, e l’intero comparto pubblicitario continua a produrre desideri calibrati su un potere d’acquisto che non esiste più. In questo vuoto, invece di riconoscere la crisi strutturale e rimettere in discussione il modello economico, il mercato inserisce un cerotto come il BNPL, che non risolve assolutamente nulla ma trasforma la frustrazione in un debito gestibile nell’immediato, anestetizzando la percezione della povertà. Quando dici che “si è sempre fatto così” la trovo la scusa perfetta per non guardare in faccia la realtà del fatto che oggi siamo in un punto storico in cui si chiede alle persone di vivere come se fossero classe media mentre vengono retribuite come manodopera a chiamata. È un paradosso che produce ansia sociale, indebitamento cronico e una corsa continua a mantenere la facciata, anche quando la casa dietro quella facciata cade a pezzi. I finanziamenti non servono più a comprare il superfluo, ma a raggiungere la soglia minima della dignità, ed è questo lo scandalo.
Mentre il discorso sulla "complicità" lo trovo vero ma è anche un modo elegante per dire che il sistema ti lascia margini di scelta sempre più ridotti e poi ti accusa di essere tu il problema quando scegli la sopravvivenza invece dell’utopia. Chiedere alle persone di anteporre la comunità alla propria famiglia in un contesto di precarietà permanente è quasi crudele, perché il singolo non può farsi carico di un fallimento economico che è collettivo e programmato. Secondo me il punto non è chiedere agli individui uno sforzo etico impossibile, ma ammettere che il modello attuale è costruito per estrarre valore da chi ne ha sempre meno, mentre gli strumenti di protezione sociale vengono smontati uno dopo l’altro. Non è facile uscirne, questo è ovvio, ma non perché siamo moralmente deboli: perché siamo incastrati in un sistema che ci vuole produttivi, solvibili e stanchi ed un sistema che ti vuole stanco non è mai un sistema che vuole che tu lo metta in discussione.
Si fa per parlare (difficilmente compro a rate. Negli ultimi 3 anni solo un leasing per l'auto): mi verrebbe da trovare l'aspetto positivo, lá dove le banche decidono che tu non puoi acquistare a rate o accedere a un perché non hai uno stipendio fisso (ma magari hai delle consulenze periodiche ma fruttuose o entrate derivanti da rendite varie, che ne so) o, peggio mi sento, perché un'azienda con cui hai un contenzioso ti ha segnalato come cattivo pagatore al CRIF e quella macchia li prima che te la levino...
Ma mi viene anche da pensare ai più giovani, che magari si festeggiano fra mille lavori fra determinato e nero e hanno una disponibilità economica non perfettamente tracciabile e proprio per questo non potranno comprarsi un Mac a 70 euro al mese attraverso una finanziaria (che oltretutto applica interessi da semi strozzinaggio)
Forse l'algoritmo da questo punto di vista è più democratico?
L’idea che l’algoritmo sia "più democratico" perché non ti chiede busta paga è una fantasia consolatoria, il BNPL non valuta il tuo lavoro atipico o le tue entrate irregolari perché vuole includerti, ma perché non ha accesso a quei dati, punto. Non sa nulla di te, quindi ti giudica solo da ciò che fai dentro la sua piattaforma, come un criceto che corre nella ruota. Non guarda reddito, patrimonio, rendite, niente, guarda se sei statisticamente utile e tracciabile. La differenza con la banca non è che qui c’è più giustizia. Qui c’è meno trasparenza, la banca almeno ti dice quali requisiti devi avere, per quanto siano antiquati e classisti mentre l’algoritmo decide in silenzio, non spiega i criteri, non motiva il rifiuto e non è tenuto a farlo. Non è inclusivo, è opaco. Per i più giovani non è una scorciatoia, è solo un altro modo per normalizzare il debito a fronte di salari da fame, se non puoi permetterti il Mac da 70 euro al mese tramite finanziaria, non è che l’algoritmo ti salva. Semplicemente ti fa credere di essere dentro il gioco, finché non ti blocca senza motivo e senza dirti perché.