“Backstage” è la mia nuova rubrica. Uno spazio volutamente anti-performativo: più intimo, più lento, più vero. Racconterò la mia vita e il tentativo di far diventare la scrittura la mia unica entrata, senza capi né editori. Dentro ci troverete pensieri scritti di getto sulle notizie del giorno, libri che mi passano per le mani, musica che mi tiene in piedi. È come se aprissi la mia Moleskine, o le note del telefono. Dal 1 Gennaio diventa a pagamento. Esce ogni giorno.
Da dopo tutto il casino con la Holden ho smesso di dormire la notte.
Ho sempre avuto un rapporto complicato con il sonno, ma da Febbraio avevo trovato un equilibrio grazie alla melatonina. Riuscivo ad addormentarmi entro l’una e a svegliarmi verso le sette e mezza. Un traguardo, insomma. Da luglio però, complice anche qualche situazione familiare che non voglio citare, ho ricominciato a non dormire. Come se la notte fosse tornata a spaventarmi. Sono fisicamente stanca, ma la testa non si spegne e passo il tempo a fare stimming o a cercare di calmarmi, ma diventa frustrante. Da una decina di giorni la situazione è peggiorata perché mi addormento intorno alle cinque o sei del mattino.
Mi dicono “perché non fai attività fisica, così ti stanchi?” Ma la faccio già: una o due ore di palestra ogni giorno, tranne la domenica. Dopo il cappuccino del mattino non prendo altra caffeina e ora che il CBD è stato reso illegale, anche quello non posso più usarlo, e la melatonina ormai non mi fa più effetto perché ho sviluppato assuefazione.
Ho sempre avuto difficoltà a parlare della mia salute mentale, perché ogni volta che l’ho fatto (anche in privato) mi si è ritorta contro. Nei momenti di rabbia, mi sono sentita insultare con frasi pesanti sulla mia diagnosi psicologica. Sì, anche da persone che in pubblico parlano tutto il giorno di quanto sia importante la salute mentale, l’amore per sé e la cura di sé (forse ne parlerò più avanti, quando smetterò di averne paura). Così, piano piano, ho smesso di parlarne. E in generale ho smesso di dire che non sono una persona neurotipica, anche se il termine non descrive perfettamente la mia condizione. Lo stesso vale per “abilismo”, che non rende bene la discriminazione verso chi vive una condizione psicologica.


