Scrollo, ergo dubito

Scrollo, ergo dubito

Backstage

La punk rocker

Lacan vero ribelle della psicoanalisi

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Kants Exhibition
dic 10, 2025
∙ A pagamento

“Backstage” è la mia nuova rubrica. Uno spazio volutamente anti-performativo: più intimo, più lento, più vero. Racconterò la mia vita e il tentativo di far diventare la scrittura la mia unica entrata, senza capi né editori. Dentro ci troverete pensieri scritti di getto sulle notizie del giorno, libri che mi passano per le mani, musica che mi tiene in piedi. È come se aprissi la mia Moleskine, o le note del telefono.
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Era la fine della prima media, mio padre tornava dal mare con i Ramones nello stereo della macchina e mi aveva regalato il loro cd. L’ho ricordato solo qualche giorno fa, vent’anni dopo, come se lo avessi sepolto da qualche parte senza accorgermene, mi ero completamente dimenticata di quanto fosse stato importante scoprire il punk. Vorrei che questa restasse una storia di catarsi e ribellione, quel tipo di folgorazione in cui ascolti per la prima volta i Ramones o i Sex Pistols e il giorno dopo ti convinci che prendere un chiodo di pelle e bucarti con una spilla da balia sia l’ovvio passo successivo.

Nel 2005 a Sassari, la seconda città della Sardegna con i suoi centoventimila abitanti, esisteva un solo negozio che vendesse qualcosa di anche lontanamente alternativo. Io entravo lì dentro convinta di essere punk e ribelle, poi uscivo con dei bracciali in finta pelle che si sfaldavano col sudore e l’aria di una ragazzina che tenta di fare la misteriosa e finisce per ricevere solo l’imbarazzo del cassiere.

Avevo comprato anche una matita nera e ovviamente non sapevo metterla. La prima volta che mi sono truccata ci ho pure dormito senza lavarmi la faccia, convinta che il trucco funzionasse come le piante grasse: lo sistemi una volta e via, dura per sempre. La mia compagna di classe il giorno dopo mi ha preso in giro e qui sfido chiunque a tirare fuori discorsi sulle norme igieniche quando ha dodici anni, gli adolescenti puzzano, si lavano poco e in buona parte sono stronzi.

Da ragazzina volevo fare la punk rocker. Vorrei dirvi che fosse una questione di ribellione o una rottura del sistema, ma no, era più semplice perché cercavo la mia identità e quella musica aveva la forma giusta per accompagnare la ricerca. Mi andava bene come colonna sonora, tutta la verità sta lì.

Ho parecchi buchi temporali tra gli otto anni e i ventuno. Per carità, alcuni periodi li ricordo con più nitidezza di altri, però la percezione del tempo mi sfugge e a volte i ricordi si sovrappongono oppure spariscono del tutto. Adesso che di anni ne ho trentadue e provo a campare tra la palestra e la psicoterapeuta, sto cercando di rimettere insieme la mia memoria, perché è l’unico modo per affrontare gli incubi. Così ogni tanto riaffiorano flash improvvisi, alcuni belli, altri che sembrano belli solo in apparenza e poi ti stendono perché ti riportano addosso tutto il contesto che avevi rimosso.

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