La laurea della Scuola Holden è legale?
Come si diventa L-03 alla Holden e all’Università dei Gattini e dei Cuddles (spoiler: serve un decreto)
Nota dell’autrice:
Questo articolo è frutto di un’indagine indipendente basata sull’analisi di documenti ufficiali forniti agli iscritti alla Scuola Holden e documenti pubblici reperite dai siti ministeriali. Le riflessioni espresse rientrano nel diritto di critica e di libera informazione, e non intendono in alcun modo ledere persone o istituzioni. Ogni documento citato è stato utilizzato in forma anonima e a fini esclusivamente informativi.
L’autrice è disponibile a ospitare una replica ufficiale da parte della Scuola Holden o dagli enti pubblici e ad integrare il presente articolo con eventuali chiarimenti.
In Italia esistono i miracoli? Forse sì.
Almeno sulla carta, la procedura può sembrare questa: domani apro una SRL – la chiamo “Università dei Gattini e dei Cuddles di Torino Srl” – e presento al Ministero dell’Università e della Ricerca un bel faldone patinato. Dentro ci metto il progetto di una triennale in veterinaria che partirà nel 2070, con tanto di piani di studio rosa e blu, obiettivi formativi e purrmativi e una brochure che farebbe invidia a qualsiasi open day. Se il progetto è formalmente in regola con i criteri ministeriali, il decreto di riconoscimento può arrivare anche subito, ben prima che il primo studente metta piede in aula.
Non sto parlando di una favola burocratica o di una leggenda metropolitana: la possibilità esiste davvero, e ha una sua logica interna. L’amministrazione, in certi casi, autorizza corsi aprioristicamente, cioè sulla fiducia, prima che siano attivi, basandosi solo sulla compatibilità tra ciò che è stato progettato e gli standard richiesti. È un meccanismo pensato per consentire alle istituzioni di programmare per tempo, partire già con il “bollino” ministeriale e attrarre studenti. Ma, proprio perché anticipa la realtà, apre una serie di interrogativi interessanti: cosa succede se il progetto iniziale cambia in corsa? Chi controlla che quello che era stato promesso venga effettivamente realizzato? E soprattutto: come si comunica tutto questo agli studenti, che magari si aspettano un riconoscimento maturato dopo anni di attività e valutazioni, e invece scoprono che il titolo è stato “benedetto” prima ancora di nascere?
Non serve spingersi fino alla fantomatica Scuola dei gattini per trovare un esempio concreto. C’è un caso reale, italiano e recente, che mostra alla perfezione come funzioni questo meccanismo: la Scuola Holden. Nel 2018, questa scuola privata torinese – organizzata come SRL e non riconosciuta né come università né come ente AFAM – ha ottenuto dal MIUR il Decreto Ministeriale 408, che equipara i suoi trienni “Scrivere” e “Cinema” a una laurea L-03, cioè in Discipline delle arti figurative, della musica, dello spettacolo e della moda. Non un attestato privato, non un diploma artistico: una laurea vera e propria, incardinata nel sistema universitario e con un codice ministeriale.
Il punto è che nel 2018 quei trienni non esistevano ancora: il primo sarebbe partito solo nel 2019. Quindi il decreto non è stato rilasciato dopo aver visto funzionare il corso, averne valutato docenti e risultati, ma prima, esclusivamente sulla base del progetto depositato. Una scelta tecnicamente legittima, ma inusuale, soprattutto per una società a responsabilità limitata priva di un pregresso accreditamento universitario. Nella prassi, infatti, i percorsi che portano a un riconoscimento ministeriale sono pubblici, graduali e documentati: si parte con convenzioni con atenei o con l’AFAM, si attivano corsi sperimentali, si subiscono ispezioni e verifiche, e solo dopo si arriva al decreto definitivo. Qui invece il passaggio è stato diretto, “di botto”, e questo ha permesso alla Holden di lanciare il triennio 2019 già con lo status ministeriale in tasca – un vantaggio di marketing non da poco.
Se guardiamo agli altri casi, la differenza salta subito all’occhio.
Prendiamo il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma: non è un’università, ma rientra nel sistema AFAM. I suoi titoli sono rilasciati direttamente sotto l’egida del Ministero, e sul sito ufficiale è chiarissimo chi firma il diploma, qual è il codice ministeriale e dove il titolo è registrato. Lo stesso vale per realtà come NABA, IED o Marangoni: tutte dichiarano apertamente il proprio status giuridico, la tipologia di riconoscimento ottenuto e l’ente titolare del titolo. Nei loro decreti pubblici, consultabili sul portale del Ministero, c’è sempre il riferimento al piano di studi approvato, al regolamento didattico e alla categoria di corso (AFAM o universitario).
In altre parole, in questi casi la trasparenza è parte integrante dell’offerta formativa: lo studente sa in anticipo, e senza margini di dubbio, chi è l’ente che rilascerà materialmente il diploma e con quale valore legale.
A titolo di confronto, ecco alcuni esempi di decreti ministeriali pubblicati sul sito ufficiale del MIM, completi di piani di studio e riferimenti normativi:
Tutti i decreti ministeriali di accreditamento sono consultabili negli archivi online del MIM, completi di allegati e regolamenti didattici. Per l’anno 2018 si trovano, ad esempio, quelli di Brera, RUFA, Accademia Albertina, Civica Scuola di Musica di Milano: tutti pubblici e rintracciabili.
Il DM 408 del 18 maggio 2018 riconosce ai trienni “Scrivere” e “Cinema” (COSA LA HOLDEN HA DUE TRIENNI? Eh…pare così) della Scuola Holden l’equipollenza alla laurea L-03 (Arti figurative, della musica, dello spettacolo e della moda). Tuttavia, la Holden non è inserita né tra gli atenei accreditati né nel sistema AFAM, e nei diplomi che ho visionato la firma è solo di due figure interne: Alessandro Baricco (presidente e fondatore) e Annalisa Ambrosio (direttrice studenti). In altre parole, il titolo viene materialmente rilasciato dalla Scuola Holden Srl, cioè da una società privata. Questo lo dico perché stando alla mia ricerca delle fonti pubbliche, questa cosa non si trova (questa è la ricerca per il 2018)
Qui sta il nodo: per legge, un ente privato che non sia università o istituzione AFAM non può rilasciare da solo un titolo universitario. Può farlo solo tramite convenzione o delega con un soggetto abilitato, ma di eventuali accordi di questo tipo non c’è traccia nei contratti, nei documenti pubblici o sui portali ministeriali.
Il DM 408/2018, che ho pubblicato integralmente, non è reperibile negli elenchi ufficiali del MIM: mi è stato fornito in privato, ma non tengo gli allegati che cita e non li trovo online. Questo lo distingue nettamente dai casi di Brera, RUFA o Accademia Albertina, dove la firma del diploma è dell’istituzione AFAM riconosciuta e registrata, e l’iter è visibile e tracciabile.
Perché mi sto facendo tutte queste domande? Perché volevo capire come funziona, per davvero, l’accreditamento di un corso universitario in Italia. E perché, quando un’istituzione privata dice di dare una laurea riconosciuta dal MUR, uno si aspetta che dietro ci sia un iter pubblico, visibile e tracciabile.
In Italia il meccanismo è semplice: l’università propone il corso, lo carica sulla piattaforma ministeriale, l’ANVUR lo valuta, il Ministero lo approva con un decreto e lo pubblica nell’elenco ufficiale. Fine. Se le lezioni le fa un soggetto privato, serve una convenzione formale: il titolare resta comunque l’ateneo, che è l’unico a poter rilasciare legalmente il titolo.
Tradotto: se domani apro la “Università dei Gattini e dei Cuddles di Torino Srl” e voglio fare una laurea in veterinaria felina, posso pure mettere cuscini rosa e ciotole di croccantini in aula, ma senza un’università vera che firmi e si prenda la responsabilità, quella “laurea” resta un foglio carino da appendere in cucina.
Trovo divertente che il Decreto Ministeriale 408 del 18 maggio 2018 della Scuola Holden è firmato da Valeria Fedeli, che in quel momento era Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel governo Gentiloni (partito democratico) e trovo molto triste che una persona vischiosa come Adinolfi abbia fatto emergere ciò:
Nei documenti della triennale che ho in possesso, sul piano contrattuale, lo studente non sta stipulando un rapporto con un’università, ma acquistando un servizio educativo da una società privata. Lo si capisce da dettagli concreti: il beneficiario di ogni pagamento è “Scuola Holden Srl”, le clausole di recesso sono quelle tipiche del diritto commerciale, il regolamento interno non rimanda mai a norme accademiche nazionali o a un ente universitario titolare del corso. Perfino le autocertificazioni e la documentazione per i prestiti bancari sono intestate unicamente alla Srl.
Io questa documentazione, integralmente, non posso pubblicarla perché contiene dati e clausole contrattuali soggetti a copyright e riservatezza commerciale. Se la Scuola Holden mi autorizza a farlo, renderò disponibili tutti e sette gli allegati relativi al triennio 2023-2026. Posso solo testimoniarvi così che esiste - e qui niente, dovete fidarvi.
Update del 16 Agosto 2025:
Pensavo che il discorso fosse chiuso, e invece ho scoperto altro:
Nel 2018 la Scuola Holden ha ottenuto un decreto ministeriale che equipara i suoi trienni a una laurea L-03, cioè in Discipline delle arti figurative, della musica, dello spettacolo e della moda. Ma quella non è stata un’eccezione nata dal nulla: dietro c’è una storia che parte nel 2015, con la riforma nota come “La Buona Scuola”. Quella legge non riguardava solo assunzioni e organici, ma ridisegnò l’intero sistema educativo. Due punti chiave: l’obbligo di alternanza scuola-lavoro (oggi chiamata PCTO) e l’apertura a riconoscere “scuole di alta formazione di particolare rilievo nazionale”.
Il primo punto oggi lo conosciamo bene: migliaia di studenti mandati in stage non retribuiti, spesso senza alcun legame con i loro percorsi di studio. In dieci anni abbiamo contato morti sul lavoro, incidenti, sfruttamento legalizzato. Una riforma pensata per “avvicinare scuola e impresa” che, nella pratica, ha mostrato tutte le sue falle e ha fatto emergere fortissimi dubbi sulla sua efficacia e sicurezza. Il secondo punto, invece, ha aperto la strada a un decreto firmato a dicembre 2015 da Stefania Giannini (allora ministra dell’Istruzione) e Dario Franceschini (ministro della Cultura). Il cosiddetto “Decreto Franceschini” ha creato un canale speciale per dare equipollenza universitaria a scuole private considerate di “rilevanza nazionale”. Non università, non AFAM, ma un “gruppo a parte”. E qui il cerchio si chiude: Franceschini, un anno prima, nel 2014, era andato a insegnare come docente ospite proprio alla Scuola Holden. Un anno dopo, da ministro, firma il decreto che apre la strada grazie alla quale, nel 2018, la Holden otterrà l’equipollenza per i suoi trienni. Con una particolarità enorme: nel 2018, quando arriva il DM 408, quei corsi non erano ancora partiti. La prima classe si sarebbe iscritta solo nel 2019. Il riconoscimento è quindi arrivato prima che esistesse il percorso reale: senza studenti, senza docenti verificati, senza risultati. Un riconoscimento sulla fiducia. Negli altri casi (Brera, RUFA, Accademia Albertina…) i decreti sono pubblici e reperibili negli archivi del Ministero, con regolamenti e allegati consultabili. Il DM 408 invece non si trova online: io l’ho potuto ottenere solo da fonti private.
E allora la domanda è inevitabile: se la laurea Holden è nata da un decreto speciale, pensato dentro la cornice della Buona Scuola, e se il riconoscimento è stato dato prima ancora che il corso esistesse, che garanzie avevano davvero gli studenti?
La stessa riforma che ha prodotto stage obbligatori sfociati in tragedie ha permesso anche a una SRL privata di rilasciare titoli universitari senza essere università né ente AFAM. Due facce della stessa politica: precarizzare da una parte, certificare senza trasparenza dall’altra.
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Sentite, io posso stare qui anche tutto il giorno a sputare merda e sentenze lapidarie sulla Holden, su quanto sia tremendamente poco trasparente ciò che offre rispetto a ciò che può dare, posso anche insinuare che sia tutta una “pubblicità ingannevole” ma il punto non è questo: è che sono stanca. Stanca e triste, ma non perché “non ho avuto il successo che merito” (anche se sarebbe un pensiero lecito e ragionevole), non lo sono perché pensavo di comprarmi chissà quale carriera con più di 10.000 euro l’anno, anche perché è un pensiero davvero umiliante e se qualcuno l’ha fatto, è disgustoso.
Io sono stanca perché pensavo che quelli della Holden fossero i buoni. Una scuola di sinistra tra i Roberto Saviano e Teresa Ciabatti che ti prepara a vedere e a raccontare il mondo per cercare di renderlo un posto migliore. Invece mi sono ritrovata in una realtà per la quale io vorrei cercare di capire come posso piegarla non tanto a mio vantaggio, quanto a misura di come io vorrei il mio mondo.
Mi sono ritrovata in un ambiente che a me ha palesemente trattato male, a un punto tale che oggi, se non avessi avuto tanto amore intorno, potevo non essere qui. In questi mesi (ma anche quando ho frequentato) ho ascoltato decine e centinaia di storie anche più gravi della mia, con conseguenze sulla salute mentale non distanti da me. Se la confutazione a queste testimonianze è “a me non è successo”, io sono più che contenta, però mi chiedo: allora perché a me come ad altri è successo? E giungo a una conclusione: che i buoni evidentemente non ci sono, o quantomeno chi pensavo lo fosse non lo è, e questa cosa ha provocato un danno in me che devo per forza di cose superare. Sennò non vado avanti.
Parlare della Holden mi ha chiuso le porte? Indubbiamente sì. Ma evidentemente, per me, per la persona che sono, aprirle significava entrare in una voragine dove non vince l’arte, non vince nemmeno il saper fare dell’arte: vince solamente quanto tu sei spendibile in termini commerciali e non culturali, vince esclusivamente chi rientra nei loro canoni. A me non ha fatto male scoprire di non rientrare in quella categorizzazione, mi ha fatto male sapere che esiste. Che il sistema culturale in Italia non premia chi è diverso, ma chi è uguale.
Per me è importante fornire la mia testimonianza perché, semplicemente, prima di me nessuno ha mai osato farlo e, se qualcuno avesse anche solo osato scrivere come si è sentito davvero, io mi sarei risparmiata tantissima sofferenza, l’avrei risparmiata a chi mi ama e alla mia famiglia. Dopo tutto ciò che ho detto e fatto, volete comunque iscrivervi? Non sarò io di certo qui a fermarvi, ma volevo mettervi in guardia che, se va male, potrà andare molto male.
Se va bene? Sarete fagocitati in un sistema non meritocratico e anti-democratico, che vi fa indebitare e vi costringe alla precarietà e alla dinamica servo-padrone. Però, sia mai, “noi siamo i buoni” — e menomale, pensa se fossero stati i fascisti come chi abbiamo al governo e come chi, negli anni, ha smantellato la scuola e l’università pubblica per far proliferare i Baricco di turno ad uso e consumo del capitale.
Io volevo essere libera di raccontare storie. In questo momento ci sto riuscendo, certo non remunerata quanto vorrei (o quanto si dovrebbe), ma quantomeno sto cercando di costruire la mia vita libera da codici, categorie, etichette, padroni e ipocrisie. Il resto si vedrà, ma ora che ho raccontato questa mia spiacevole storia e ho rimesso in ordine, a mio modo, raccontando me stessa nel mondo e come il mondo risponde a chi è come me, sto sicuramente meglio.
Carissima Scuola Holden, ora posso lasciarti andare, da te non ho imparato niente di buono, spero tu da me qualcosa.
Addio e grazie per tutto il pesce.
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Mi piacerebbe che fosse mia figlia a raccontare la sua storia, visto che un anno di "Scrivere" se l'è fatto, e poi è scappata a gambe levate. Io, da esterno, ho avuto chiara la sensazione di posto da cui stare alla larga, ma non potevo rompere l'incantesimo a una 19enne. Grazie ancora una volta per la tua condivisione
Brava te. E grazie.