“Backstage” è la mia nuova rubrica. Uno spazio volutamente anti-performativo: più intimo, più lento, più vero. Racconterò la mia vita e il tentativo di far diventare la scrittura la mia unica entrata, senza capi né editori. Dentro ci troverete pensieri scritti di getto sulle notizie del giorno, libri che mi passano per le mani, musica che mi tiene in piedi. È come se aprissi la mia Moleskine, o le note del telefono.
Esce ogni giorno o quantomeno dovrebbe. Dal 1 Gennaio diventa a pagamento.
Mi rendo conto che fino all’altro giorno dicevo “esce ogni giorno”, ma ora bisogna essere onesti. Sarebbe bello essere quel tipo di persona che si sveglia alle 6.45, fa colazione, va in palestra alle 9 a fare pilates e poi lavora sette o otto ore di fila. Purtroppo o per fortuna non sono quel tipo di persona e non so se riuscirò mai ad esserlo.
Io sono quella che si ritrova con una crisi di panico, con la sindrome dell’impostore che fa avanti e indietro tra il “vorrei” e il “dovrei”, un personaggio con capelli blu e piercing al naso che a notte fonda decide che è una buona idea rifarsi la tinta e tagliarsi i capelli senza neanche guardare bene cosa sta facendo. Sono questa cosa qui, ancora in fase di definizione, che a trentadue anni si sente in ritardo perché “sono arrivata fin qui e non ho ancora risolto niente”.
Allo stesso tempo mi rendo conto che è il capitalismo a volere che ci definiamo in continuazione, così può catalogarci, creare il prossimo modello e venderci l’ennesimo prodotto o rendere noi stessi un prodotto vendibile. Non lo dico per tirarmi addosso una medaglia del dolore. Non voglio pietà. È solo per raccontarvi un minimo di me e cercare di abituarmi a questo spazio che vorrebbe essere un diario e insieme una fonte di retribuzione. RAV, ti immagino già che scuoti la testa preoccupato.
La domanda rimane: può esistere una forma di anti capitalismo e di anti performatività in una società che è strutturalmente performativa e capitalista? Non lo so. So solo che mi sento in colpa perennemente. E questo non riguarda solo il mio vissuto. È un sentimento condiviso. Tutte le donne e tutte le persone socializzate donne ci nuotano dentro da sempre.


