“Backstage” è la mia nuova rubrica. Uno spazio volutamente anti-performativo: più intimo, più lento, più vero. Racconterò la mia vita e il tentativo di far diventare la scrittura la mia unica entrata, senza capi né editori. Dentro ci troverete pensieri scritti di getto sulle notizie del giorno, libri che mi passano per le mani, musica che mi tiene in piedi. È come se aprissi la mia Moleskine, o le note del telefono.
Esce ogni giorno o quantomeno dovrebbe. Dal 1 Gennaio diventa a pagamento.
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Posto che la depressione è un disturbo dell’umore complesso e che sarebbe più corretto dire sto attraversando una fase depressiva, l’espressione comune “sono depresso” serve spesso a nominare una tristezza intensa, senza per forza indicare un disturbo clinico. Non ho intenzione di sbattervi in faccia la mia cartella clinica, lo troverei degradante e pure inutile rispetto a qualunque forma di stigma, però per farmi capire dico che in questo periodo mi sento “un po’ depressa”.
La verità è che più che depressa mi sento come se il semplice tentativo di espormi fuori dalla mia bolla digitale fosse potenzialmente pericoloso e mi agito. Se non sono al massimo delle mie energie, uscire diventa faticoso anche per vedere un affetto stretto, quindi semplicemente 9 volte su 10 non mi presento agli appuntamenti.


