17 Commenti
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Avatar di Carlotta
Nov 10Modificato

SI! Quando ho visto quel post mi sono chiesta: "Ma perché?". Cioè non capivo quale fosse il punto di quella condivisione. Ecco, adesso ho una risposta del cosa non mi tornava, era più estetica che denuncia.

Avatar di Kants Exhibition

💅🏻 amïo guarda quanto poco guadagno 💅🏻

Avatar di Carlotta

è così in rosso il tuo conto corrente 😍

Avatar di Kants Exhibition

Sì sì è proprio in pantone della mia armocromia

Avatar di Stefano Menegaldo

Leggo: “Per rivolgermi a Jonathan Bazzi userò la ə per rispettare la sua identità di genere.”

Ma non è una contraddizione? Si assegna un genere proprio a ciò che doveva negarlo.

Avatar di Kants Exhibition

Allora: innanzitutto non parlo in nome di terzi assenti. Quindi ciò che dico può essere smentito da Bazzi stessə.

Io ricordo che 2-3 anni fa ha fatto coming out come personə non binaria ma allo stesso tempo non ricordo quali siano i pronomi con i quali vorrebbe essere identificatə. Ogni persona noby/fluid/queer etc sceglie in base a come si sente, il suffisso che gli provoca meno disforia.

Avatar di Stefano Menegaldo

Tranquilla, non stavo parlando di Bazzi né di identità di genere. Il mio commento era solo ironico sul fatto che dire “la ə” è già un modo di assegnare un genere a una vocale che dovrebbe essere neutra. Mi faceva sorridere la contraddizione linguistica, tutto qui.

Avatar di Kants Exhibition

Ahh scusa non avevo capito!

Diciamo che io mi adatto nei suffissi, alcune persone è la ə, altre la u, altre la x, altre la * insomma…

Avatar di ragionamentifinanziari

Più che altro vorrei capire per che prestazione gli hanno pagato 35 euro. Un mese vuol dire poco. Ad agosto non ho fatturato niente o quasi…

Avatar di Kants Exhibition

35€ boh magari ha anticipato una pizza ed una birra ad una cena e quindi gli hanno girato il Satispay

Avatar di Francesco Farabegoli

Però secondo me non va bene neanche mettersi qui a fare la tara tra chi sta di qua e chi sta di là dalla barricata, ammesso che ci sia una barricata. Secondo me avrebbe relativamente più senso che ci guardassimo nelle palle degli occhi e ci dicessimo, questa cosa che facciamo, in senso molto lato, quanti soldi produce? Può produrne di più? Chi è che si arricchisce sfruttando il nostro lavoro?

Perché in molti casi la risposta è ‘nessuno’, e secondo me la prima scrematura da fare è quella. La maggior parte del lavoro culturale non produce più valore di quello che costa, e quindi pace all’anima (ti possono pure pagare adeguatamente, finché hanno soldi da buttare). Poi c’è sicuramente un cluster di persone che si fanno sfruttare in cambio di privilegi e promesse e tutto il resto, e lì posso essere d’accordo che si debba intervenire, ma va -come dire- menzionato con nomi e cognomi, non appellandosi ad un ideale astratto che la cultura si paga, anche perché le persone che leggono questi appelli, mediamente, per la cultura si svenano.

Avatar di Kants Exhibition

No guarda, “pace all’anima” un cazzo. Questa è la solita retorica rassegnata di chi si sente furbo perché ha capito che la cultura “non produce valore economico” e quindi tanto vale accettare di farsi sfruttare con stile. Il punto non è che la cultura non genera soldi, è che li genera per sempre le stesse dieci persone. Le scuole d’élite, gli editori a pagamento, i direttori artistici che si fanno i tour con i soldi pubblici mentre gli autori si pagano i treni da soli, poi la perla del “non facciamo la tara tra chi sta di qua e chi sta di là”. Certo, così nessuno deve prendersi la colpa. Tutti vittime, nessun complice. Ma guarda caso, i complici sono sempre quelli che dicono che le barricate non servono.

La verità è che chi parla come te ha imparato a convivere con lo sfruttamento, purché ci sia un applauso alla fine. È la sindrome del servo con la patente di realismo.

Non è pace all’anima, è servilismo con autogiustificazione.

Avatar di Francesco Farabegoli

“La verità è che chi parla come te ha imparato a convivere con lo sfruttamento”

(confermo)

Avatar di Mauryy Morris

La cultura genera valore economico, ma quel valore non viene redistribuito. E finché non si riconosce questo, continueremo a vedere persone che parlano da posizioni opposte ma in fondo subiscono la stessa ingiustizia.

Avatar di laughinglyphes

A me crea prurito la frase:

«Io dovevo scrivere, per forza: per farlo ho resistito e resisto. Quanti invece mollano il colpo? Quanti si arrangiano con soluzioni momentanee che diventano poi una vita che non hanno scelto?»

Ancora si vende la scrittura come "vocazione", ancora a parlare di scrittori che "devono scrivere", "per forza", ancora con l'idea che lo scrittore è un invasato dal Dio costretto a seguire le sue pulsioni naturali se no boh, Zeus lo fulmina...

Perché i poracci che "mollano il colpo", che "si arrangiano", che "vanno a fare le pulizie", secondo questa gente non hanno qualcosa da dire? È chi "resiste" ad avere un qualche santo che guarda giù? Direbbe della sua portinaia o dirimpettaia che "si è scelta" una vita qualora non vedesse in lei alcun acume intellettuale, quindi in fondo non deve essersi sforzata tanto per cambiare le cose?

Un post che grida al classismo utilizzando un linguaggio iperclassista che pare un rigurgito di slogan di destra di ormai un secolo fa. E fanno pure gli spavaldi. Da spavento.

Avatar di Morna

Comunque quello non è il saldo del conto corrente (o di un conto corrente, o di una prepagata per fare acquisti online...), ma il bilancio entrate uscite (sempre di UN cc o prepagata ecc) che potrebbe avere come saldo anche 1 milione di euro 😅

Avatar di Gabriele Pradella

Se non stai da una parte o dall'altra della barricata sei tu stess* la barricata