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Avatar di Slogan a parte

Peccato perché la premessa del pezzo poteva anche essere interessante, ma poi - un po’ ChatGPT, un po’ la mancanza di conoscenza del mondo dei media - si è perso completamente il punto.

Faccio notare che:

1) il direttore de La Stampa, Andrea Malaguti, è stato l’unico a opporsi alla narrazione sionista durante il convegno del CNEL di qualche mese fa, in cui addirittura si metteva in dubbio l’esistenza dei morti, ti lascio immaginare il resto

2) La Stampa è uno dei giornali italiani che ha coperto, e che continua a coprire, con più accuratezza ciò che sta succedendo a Gaza. Che i manifestanti abbiano scelto di deturpare proprio la redazione di quel giornale, vuol dire solo una cosa: che non leggono i giornali - e forse nemmeno tu

3) l’azione è avvenuta in un giorno in cui i giornalisti erano in sciopero contro la precarietà del settore e un contratto che non viene rinnovato dal 2016. I manifestanti, ovviamente, non lo sapevano

Non mi interessa difendere a tutti i costi la categoria, che in questi casi diventa autoreferenziale e, sì, a volte esagera e altre sbaglia. Ma proporre un’analisi di questo tipo senza toccare i punti di cui sopra - e senza parlare dell’origine della crisi dei media e di come funziona il mondo dell’informazione oggi - è molto superficiale.

Allo stesso tempo, far passare questi 100 manifestanti, che certo non rappresentano le migliaia di persone scese in piazza, come quelli che “sì hanno sbagliato, ma domandiamoci perché lo fanno”, vuol dire non guardare con profondità alle cause del fenomeno: la crisi dell’autorità (tutta, non solo i giornali) in cui viviamo dal 2010, il fatto che non ci informiamo più se non in modo superficiale e parziale, l’enorme polarizzazione affettiva che ci divide, che ci spinge ad atti di ribellione più performativi che reali (sono più i reel e le stories fatte da quei 100 manifestanti che i danni effettivamente creati alla redazione), giusto per citarne alcune.

Peccato, davvero.

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Avatar di Kants Exhibition

“Non mi interessa difendere la categoria”

Segue papiro illeggibile che non leggerò, nemmeno farò riassumere da chat gpt, perché è a te che manca un punto fondamentale che manco l’ai può spiegarti: uso un fatto di cronaca per parlare in generale del rapporto coi media.

Ma evidentemente sei troppo stupido per capirlo

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Avatar di Slogan a parte

Eccoci, l’insulto era l’unica parte prevedibile della tua risposta.

Io, nel mio piccolo, il tuo articolo l’ho letto e ho risposto nel merito a quello che c’è scritto.

Capisco che sia più facile liquidare come “stupido” chi non è d’accordo, piuttosto che discutere il fatto che sull’assalto a La Stampa e su Gaza hai messo insieme un riassunto dei social e l’hai chiamato analisi.

Entrare nel merito è sempre un lavoro ingrato, soprattutto quando ciò che scrivi funziona meglio come polemica che come analisi.

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Avatar di Kants Exhibition

Eccetto che è prevedibile, perché innanzitutto non è che siccome non mi hai scritto letteralmente “stupida” il sotto-testo di ciò che hai scritto non fosse insultante. Maddai e svegliati

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Avatar di Slogan a parte

Brutta storia non saper rispondere nel merito!

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Avatar di Alessio Parmigiani

Credo - e lo dico con rispetto, sottolineo - tu abbia mal interpretato il post.

Non è un attacco alla Stampa e alla sua linea editoriale (due dei tre punti vertono su questo); quanto più alla stampa, lato sensu, che risulta qua e là più omogenea e meno differenziata.

Porsi la domanda: "Come siamo arrivati a questo punto?" implica affrontare una rete di questioni collegate, fra le quali la crisi dell'autorità, l'analfabetismo funzionale che non riesce a distinguere un giornale di partito da un altro, e la collusione tra giornale-politica (o, più appropriato, giornale-azienda).

Eh sì, perché è fatto storico - non complottista, non fumo narrativo - che i giornali dipendano in maniera indiretta dai loro finanziatori, e che i loro finanziatori abbiano posizioni politiche, e che quest'ultime finiscano nella linea editoriale del giornale chiudendo armoniosamente il cerchio. Con fatto storico, intendo fondante, alle origini della storia del giornalismo. Ed è forse anche questo invisibile vizio di forma (comunque conosciuto) a screditare i giornali che, nella visione moderna, diventano strumento del potere. Ma, come ho detto, questo è solo uno scorcio di un dibattito più ampio.

In ogni caso, tu e lei state dicendo la stessa cosa. Solo che dal suo lato si pone l'accento sull'affidabilità dei media (cosa lecita); dal tuo, sulla responsabilità politica di formarsi e informarsi con accuratezza e l'incapacità di ri-conoscere la complessità (anch'esso, punto importante).

La differenza, ed è lì che diventa ipocrita (specie nel parlare, dopo, di polarizzazione) è che tu ti metti sul piedistallo della sapienza, screditi il post ("un po' ChatGPT" > parli di cose che non sai e che non stai scrivendo tu; "conoscenza del mondo dei media" > io ce l'ho, tu no, gne gne) porti tre punti che non c'entrano con l'argomento del post, e organizzi una difesa che è, di fatto, auto-referenziale. Non c'è lucidità.

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Avatar di Slogan a parte

Tranquillo, niente piedistalli: non sono esperta di tutto, infatti di molte cose evito proprio di parlare - si chiama comprensione dei propri limiti.

Sul resto, non so cosa sia più surreale nel 2025: scrivere “condanno la violenza, ma se la sono cercata” o annuire senza avere la minima idea del contesto.

Provo a semplificare il messaggio: scrivere dell’attacco a La Stampa ignorando la sua linea editoriale e trasformandolo in una parabola per “tutti i giornalisti” a me suona molto come moralismo qualunquista da social, ma se per te questa è un’analisi approfondita, non sarò certo io a convincerti del contrario.

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Avatar di Alessio Parmigiani

Il problema, infatti, è categorico e non specifico, e non riconoscerlo è proprio vivere fuori dalla realtà, in quel magico mondo borghese (inteso, famo, come economicamente privilegiato) dove si può riconoscere la specificità dei diversi organi di stampa. Peccato che non è così per molte persone, soprattutto per dei ragazzi e ragazze che non conoscono il medium.

Semplifico: i giornali vengono percepiti tutti uguali da chi non li conosce. E tutti politicamente orientati. Punto. Perché succede questo? Quali comportamenti dei giornali hanno portato a questa deriva? C'è un processo di uniformazione? Poi, aggiungi tu: quali sono le responsabilità dei lettori?

Come siamo arrivati a questo punto? Questo è il discorso del post e ANCHE il tuo.

Poi, il post sollevava un ragionamento, non cercava di educare e cozzava poco la digressione sulla Stampa, e soprattutto non ha detto "un po' se la sono cercata".

Il fatto è questo: il rapporto con l'informazione è deteriorato.

Fare finta che non sia così, non riconoscere le "colpe" dei giornali, così come quelle dei lettori, significa far parte di una classe privilegiata che, però, non riflette la maggioranza del paese. L'elefante nella stanza è questo, continuare a non vederlo alimenta la problematicità e la crisi del settore dell'informazione.

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Avatar di Slogan a parte

Fantastico, ci mancava anche l’accusa di abitare nel “magico mondo borghese” da parte di uno che non ha la minima idea di come io viva. Me lo segno, così magari un giorno ci trasloco davvero.

Per il resto, confermo quanto già scritto. La vera maledizione della nostra epoca è essere sommersi di opinioni moraliste e superficiali, buttate nel web da chi non ha alcuna competenza - non accademica, ma proprio empirica - per farlo.

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Avatar di Alessio Parmigiani

La vera maledizione della nostra epoca è dover sindacare la validità della persona, non del pensiero, e non coltivare i punti di contatto che l'altro ha con noi. Una guerra costante per il trofeo della ragione sulle inezie, anziché concentrarsi sul problema. Contestare la postura degli altri, e non cambiare lo stato delle cose.

Ah, e non mi scuserò: l'accezione di borghese ha preso una connotazione fin troppo negativa. Te la semplifico per non offenderti: vivi in un contesto culturale e sociale relativamente privilegiato, che non tutti per motivi geografici, politici ed economici possono permettersi.

Da cosa lo assumo? Dalla difesa (autoreferenziale, perché ci lavori/hai lavorato) di categoria, puntando il dito contro popolo(-ino), o il cittadino medio. Non c'è niente di male, eh, i problemi stanno in mezzo. Ma una strenua difesa dell'istituzione non capisce (o non conosce) i fenomeni quotidiani della gente "normale", che non lavora come te nella comunicazione politica.

Insisto autoreferenziale perché il punto del post NON sono i giornali.

Detto questo, un consiglio umano e con rispetto: ho prestato attenzione a tutto quello che hai scritto, e ti ho risposto come forma di dialogo, più volte cercando di far risaltare, come detto sopra, i punti i comuni tra te e lei.

Però dall'altra parte c'è soltanto boria e ostilità, perché vuoi avere ragione.

Quindi, se ti può mettere il cuore in pace, hai ragione.

Ti prego di toccare dell'erba in futuro.

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Avatar di Luca Egidio

secondo me fra diverse osservazioni giuste ogni tanto ti è "slittata la frizione"

succede

ti segnalo invece un altro possibile "elefante nella stanza"

quegli sciagurati sono entrati a rompere cose

in un giornale che non leggono

(a parte qualche cose girata sui social)

e non perché sono cattivi

ma perché la stampa (minuscolo o maiuscolo, non cambia) non la legge quasi nessuno

e praticamente nessuno sotto i 40 anni

(basta vedere i dati di vendita negli ultimi 30 anni

tracollo è un eufemismo)

quindi hanno rotto e fatto casino contro cosa?

io userei la parola: simulacro

o feticcio, se preferisci

e questo mi pare quasi più grave

cioè l'agitarsi contro un bersaglio sbagliato

ma possiamo discuterne, certo

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Avatar di Davide Riboli

Concordo in toto.

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Avatar di fabi
Dec 3Modificato

Mi ha allarmato molto la notizia, per questo ho osservato con attenzione due video pubblicati sul sito de “la stampa”, subito dopo la notizia.

In uno, un po’ offuscato, si vede un gruppo di persone passare, sembrano ragazzi giovanissimi. Alcuni a volto scoperto, alcuni cantano una canzonaccia stantia, alcuni sembrano anche un po’ esitanti

Sfilano affianco a quelli che sembrano tavoli con pacchi natalizi, non toccano nulla e si sente una ragazza dire stupita “ma i giornalisti non ci sono”

Guardando l’altro video a prima vista mi hanno colpito libri e fogli sparsi a terra e alcune scritte. Poi ho osservato con molta attenzione: monitor in ordine e intatti, sedie perfettamente accostate alle scrivanie, vetrate intatte, una cassettiera un po’ fuori posto ma integra e con i cassetti chiusi, nessun mobile sembra danneggiato.

Niente che faccia pensare a una furia incontrollata, al desiderio di distruggere, caratteristiche che di solito contraddistinguono gli “assalti”, bensì sembra una protesta perché, diciamolo, il problema stampa esiste ed è serio.

Giornalisti pagati poco, precariato, pesanti interferenze sulle linee editoriali da parte degli editori…

Per questo mi rammarico che molti professionisti, anche indipendenti, non abbiano colto l’occasione per affiancare alle parole di condanne il riconoscimento del problema dell’informazione in Italia.

Un’occasione persa per reclamare il diritto ad un’informazione realmente indipendente.

Ho invece letto di azione studiata con cura, di devastazione…

Sembra che ci sia la volontà di agitare lo spettro degli anni di piombo, un giochetto molto pericoloso

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Avatar di Fabrizio

Ci hai abituato da tempo alle tue analisi lucide e penetranti, e anche questa volta non ti smentisci. Non era facile, navigare fra Scilla e Cariddi, ma ci sei riuscita benissimo. 👏

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Avatar di Kants Exhibition

un abbraccio grande grandissimo

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