Contare i dieci euro in cambio dei long island
passerà anche questa?
E’ finito Settembre, ho provato più volte a sparire e sortito l’effetto contrario.
In Sardegna questo mese si chiama “Cabudanni” e per gli antichi secondo il calendario bizantino, iniziava l’anno. Vorrei farla più romantica ma in realtà è capodanno perché si organizza il raccolto, il contratto d’affitto dei campi, i braccianti, pastori e donne di servizio.
Sono appena tornata dalla mia unica “vacanza”. Per chi è nato e cresciuto in Sardegna come me, e ha ancora lì la famiglia, chiamarla vacanza non è proprio il termine giusto. Diciamo che ho staccato. Sono stata dai miei genitori, ho fatto il bagno in spiagge che posso vedere solo quando i turisti che pagano 2.000 euro a settimana, minimo, se ne vanno, in acque dove, all’orizzonte, scorrono le barche dei ricchi, quelli veri, gli invasori.
Andare dalla mia famiglia è da anni l’unica vacanza che posso permettermi, ed è un lusso che a volte mi fa sentire in colpa e, in qualche modo, ingrata. Perché io, pur nella contraddizione di essere nata in una delle province più povere d’Italia, ho anche il privilegio di tornare una volta l’anno pagando 300 euro di biglietto, senza valigia o al massimo con quella da cabina da 10 kg. Vado per mangiare su cuxionis e guttiau, fare la Settimana Enigmistica e passare notti in bianco a chiedermi come organizzare un ipotetico piano editoriale per il blog e i miei social, se il mio corpo debba cambiare e di quanto per essere appetibile secondo gli standard culturali. Perché sì, essere socialmente identificate come donne, anche in questi ambienti culturali, implica una grammatica del corpo e della performance che non è espressamente richiesta ma è caldamente consigliata.
Io ho un funzionamento non neurotipico dalla nascita e la performance occidentale, bianca e cisgender, può farmi ammalare, è già successo più volte. E io, per cui scrivere non so se sia ciò che so fare meglio ma è di certo ciò che mi pesa meno in questa società, mi chiedo sempre come andare avanti e continuare a fare quello che mi fa stare bene.
Oggi finisce Settembre e facciamo “i conti della serva” partendo da questo post su Reddit:
Affitto:
Torino è ancora tra le grandi città con prezzi tutto sommato “bassi” rispetto ad altre, ma non è affatto vero che un affitto costi in media 492 euro, basta una rapidissima ricerca su Immobiliare.it per capirlo.
Dopo i 25 anni, concluso almeno un percorso triennale, è più che legittimo cercare uno spazio dove iniziare a costruire una “casa”. Ognuno fa ciò che vuole e vivere per scelta con coinquilini per sempre è sacrosanto, ma quanto di questa scelta nasce da esigenze emotive e sociali e quanto da vincoli economici. A Torino, oggi, una stanza singola in appartamento condiviso può costare intorno ai 400 euro, spese da dividere a parte, in case da tre o quattro posti letto con cucina abitabile e un bagno. Un monolocale in zone periferiche e poco collegate, spesso con un tasso di criminalità più alto, può partire da 400 euro; nelle zone ben collegate, servite e più sicure la media sale. In pratica, un monolocale di 30 mq può costare 600 euro più spese, che tra condominio, utenze e wi-fi si aggirano intorno ai 150 euro.
Se la casa ti respinge, il corpo lo capisce prima della testa. Entri e scatta l’allarme silenzioso, il sonno diventa un ripiego, mangi male non per pigrizia ma perché ogni gesto è una lotta contro spifferi, rumori, luce sbagliata, odori stanchi. Il cervello resta in guardia, l’ansia monta, l’umore si incattivisce e il giorno dopo porti addosso il peso della notte. Non è questione di estetica o gusto, è fisiologia pura e dignità minima. Se il posto dove dormi, mangi e ti riposi non regge le basi, non stai vivendo, stai solo galleggiando.
Spesa:
Quando parliamo di fare la spesa non intendiamo solo il mangiare. Dobbiamo includere anche i beni di prima necessità: lavarci con prodotti che non inquinino l’ambiente e non facciano male alla pelle, lavare i vestiti, mantenere la casa un ambiente salubre pulendola con detersivi non inquinanti per le persone e per l’ecosistema.
Nonostante tutte le mie scelte, che devono per forza essere una mediazione tra ciò che posso fare per me e per il pianeta e quanto posso effettivamente spendere, la spesa media è di circa 100 euro a settimana a persona, comprensiva di tutto ciò che serve per sopravvivere.
Seguo una dieta mediterranea prescritta per motivi di salute e, mi dispiace, qui non possiamo aprire alcun dibattito: sono seguita da un’équipe medica. Per questo non può essere né vegetariana né vegana; al massimo posso fare scelte flexitariane nelle pochissime volte l’anno in cui mi capita di mangiare fuori casa.
Non sempre posso comprare carne o pesce provenienti da filiere che non sfruttino l’ambiente e il lavoro umano; a volte devo fare scelte che rispettino un budget molto basso. Frutta e verdura le compro unicamente ai mercati, chiedendomi se davvero così evito di alimentare il caporalato o se è una bugia che continuo a raccontarmi.
Come cita il Il Post, non è un’impressione che fare la spesa dal 2019 è diventato più costoso. L’inflazione generale scende e i comunicati tirano un sospiro di sollievo, ma i prezzi non retrocedono, semplicemente crescono più piano.
Istat dice 1,7 per cento su base annua per l’insieme dei prezzi, poi guardi il cibo e trovi un più 3,7, guardi il carrello della spesa e leggi un più 3,1. Dentro quell’etichetta generica ci sono aumenti secchi che senti subito nella vita quotidiana. Il caffè segna più 25 per cento, il burro più 20, la frutta più 7, i derivati animali più 5,4, la carne più 4,5, il riso più 4,8. È la logica della media che salva la faccia e condanna il portafogli. L’inflazione misura un paniere medio, dove ciò che scende come trasporti e comunicazioni tira giù la curva e ciò che sale come il cibo la spinge in alto, con pesi statistici che raccontano un consumatore medio che esiste solo nei fogli di calcolo. Poi c’è la sostanza. L’energia e gli alimentari seguono traiettorie proprie, dipendono dalle stagioni, dal clima che devasta raccolti, dalle guerre che inceppano rotte e scambi, dagli shock sulle commodity come cacao e grano. Per questo chi decide guarda l’inflazione di fondo, quella che toglie proprio cibo ed energia in nome della stabilità, e così l’economia appare ordinata mentre la realtà ha lo scontrino sgualcito e il frigo mezzo vuoto. In Italia gli stipendi non tengono il passo, il potere d’acquisto scivola mese dopo mese, e il risultato è che la distanza tra arrivare a fine mese e saltare la cena non è percezione ma aritmetica. Finché la politica parlerà per medie e non per piatti, il problema resterà sul tavolo della cucina.
A Torino ad oggi solamente per dormire, lavarsi e mangiare dignitosamente si spende 1150€.
Ti devi augurare di non stare mai male, nemmeno un mal di pancia o un raffreddore, ma la vita è profondamente ingiusta e quindi almeno 50 euro mensili bisogna sempre averli conservati se per caso hai bisogno di Tachipirina o Lansoprazolo (quest’ultimo nel mio caso è tipo il mio salva-vita).
Ti devi augurare di non aver mai bisogno di vedere nessun medico, che la tua salute psicologica e fisica non abbiano mai nessuna compromissione.
Quest’anno ho avuto bisogno di visite specialistiche, a volte anche urgenti e tramite il servizio sanitario non sono mai riuscita a prenotarle nei tempi utili.
Quasi ogni visita che ho fatto con il sistema privato l’ho pagata dai 100 ai 150 euro.
Vi ricordate quando vi ho detto che ho un funzionamento fuori dalla neurotipicità?
Ecco, quest’anno per moltissime ragioni, ho dovuto riprendere psicoterapia e c’è stato un momento di fortissimo stress - con conseguenze molto gravi - dove dovevo fare almeno 2 sedute di psicoterapia a settimana.
Ogni mia visita costa 90€, quella psichiatrica 120€. Fortunatamente i farmaci che prendevo sono coperti dal SNN e quindi non li ho pagati, per chi non può avere il medico di base nella città dove risiede una media sarebbe 50-60 euro al mese.
Fino a qui sto sopravvivendo, cioè facendo il minimo indispensabile per non morire.
Voglio ascoltare la musica, fare ginnastica, andare ai musei, il cinema, i concerti, vorrei leggere libri, vorrei avere dei vestiti che mi facciano stare bene, avere degli hobby, vorrei vedere i miei amici per berci qualcosa e parlare di come prossimamente finirò in carcere per aver ucciso i ricchi imprenditori italiani (scherzo…….), insomma: Io voglio una vita bella, una vita degna di essere vissuta.
Senza entrare troppo nel dettaglio di tutte le mie spese, per stare bene ho bisogno di aggiungere al mio budget almeno 500 euro per fare tutte queste cose.
Per vivere ho bisogno di 2060 euro ogni mese.
So che in Italia è difficilissimo parlare di soldi perché figli di una mentalità fascista volta alla fatica e cattolica votata al senso di colpa, ma è così.
Ho già parlato e continuerò a parlare di come la mia generazione è costantemente precaria qui "Formati per fallire, la meritocrazia semplicemente non funziona”.
Le imprese assumono giovanə con stipendi che vanno dai 600 ai 900 euro al mese per 40 ore settimanali. Dicono che stanno “formando”, ma spesso chi entra in questi ruoli ha già fatto corsi a pagamento, master privati, stage non retribuiti. E la formazione prevista dal contratto si riduce a qualche ora mal gestita, quando non viene ignorata del tutto. Così il sistema si chiude: lo Stato finanzia l’azienda con agevolazioni fiscali, lə giovani entrano nel mondo del lavoro già formatə (e già stanchə) e le imprese ottengono forza lavoro a basso costo senza alcun obbligo reale di assunzione futura. La formazione è esternalizzata. I costi, scaricati su chi studia. Il risultato è un ciclo che si autoalimenta: ci si forma per lavorare, ma si lavora per sopravvivere, senza mai davvero uscire dall’apprendistato esistenziale. In questo schema, la cultura non fa eccezione. Anche lì, contratti a tempo, stage mascherati, “collaborazioni” senza compenso. Con una differenza: qui non ti pagano poco, ti pagano con la promessa di diventare qualcuno.
Ed io sono stanca, perché non capisco dove trovarli quei soldi e sono più le volte che non esco di casa o che non vedo i miei amici perché quell’euro e mezzo per il caffè o quei dieci euro del gin-tonic mi servono per fare la spesa.
Uscire con gli amici per poi parlare sempre e solo delle solite cose: quanto lavoriamo per non guadagnare e non fermarci mai, quanto vorremo andarcene ma non possiamo o non riusciamo, quanto sarebbe bello trovare un low-cost per Berlino e ballare la tekno, chiederci se possiamo cambiare lavoro e se è sì quale, come e quando e quale dei nostri 3 lavori possiamo rinunciare, scambiarsi consigli su psicoterapeuti e psicofarmaci, parlare che c’è stato quell’evento fighissimo ma che l’ingresso era 20 euro e la tessera ARCI scade il 30 settembre e non sai quando avrai 12 euro per rinnovarla.
Allora cerco di fermarmi un attimo in questo flusso e penso al mare, a quanto stavo bene a fare il morto a galla in acqua invece che nelle strade di Torino. A quanto sarebbe bello arrivare a fine mese con cinquanta euro in più anche se in realtà va benissimo anche solo cinque euro.
Mi fermo, piango un po’ come adesso mentre scrivo e penso ad un passaggio di una delle mie poesie preferite:
Allora ho fatto tre respiri
al primo ho visto buio
al secondo sabbia e mare
che respirava con me
al terzo mare vivido
le gocce salate sul viso
che erano solo lacrime
e non il Mediterraneo
A occhi aperti son sempre qui
è come il volo di un aeroplanino di carta
A occhi aperti son sempre qui
in una rete di stanzette una sull’altra
e mi ha stancato questa stanza che è una cella
Costa meno una palazzina in campagna
e una cella in Norvegia è più bella
Potrei trasferirmi
e vivere di poco o quantomeno vivere
Mi basta la pesca e la penna
e un anfratto sconosciuto da descrivere
Federico Pinna - Nostalgia del mare (link instagram)
Magari un giorno avrò i soldi non che mi merito ma che mi spettano per tutta la fatica che faccio, magari con quelli me ne vado al mare a mangiare con i miei genitori la frittura di calamari, mangiando io gli anelli e babbo le gambe, con mamma che ancora a trentadue anni mi sbuccia i gamberi - mi fanno impressione non posso farci niente.



Quando avrò letto tutto, tornerò a commentare in modo serio, ma intanto: "In corridoio mi blocco un attimo ed ho paura e mi agrrappo al muro e grazie a Dio non mi ha visto, ma in fondo è del tutto normale, dormi poco e mangi male"
La badante che pago a mia a madre non costa 600 euro al mese, ma quasi il doppio e ti parlo di netto. Poi aggiungi i contributi e le ferie, etc. E questa ragazza non è laureata. Il suo monte ore settimanali è di 36 ore. In Italia i contratti ci sono, ma come li applicano? Ma come si possono pagare solo 600 euro al mese a una persona laureata...